FERMATEVI A LEGGERE SE AVETE DUE MINUTI

“Un giorno qualsiasi, durante la cena, trovai il coraggio, e chiesi a mia moglie il divorzio. Le cose non andavano poi così bene tra di noi, e la routine aveva preso il sopravvento. Lei mi chiese il perché, ma io non risposi, e la sentii piangere tutta la notte.

Il giorno dopo le presentai la mia offerta: le lasciavo la casa, la macchina, e il 20% del negozio.
Lei mi guardò, con gli occhi gonfi di lacrime, e strappò via tutto. Rimasi di stucco. Cosa vuoi? Le chiesi. Lei all’inizio non rispose, poi me lo disse: voglio un mese di preavviso. Ricordi la prima notte di nozze quando in braccio mi portasti dentro casa? Certo, risposi. Bene, voglio che per un mese, a partire da oggi, mi porti fuori dal letto e fuori dalla porta in braccio. Ero esterrefatto, ma accettai.
La prima mattina fu strano, risentire questo contatto, mi sentivo goffo, ma la riuscii a portare giù, fino a fuori. E così di mattina in mattina, con nostro figlio dietro a guardarci, felice e sorridente.
Una mattina venne lui a chiedermelo “papà, è il momento di prendere in braccio la mamma”
era felice, vedeva in questo gesto come una sorta di fiaba con protagonisti i suoi genitori.

Mi abituai da subito, pensando come mi risultasse sempre più leggera da tenere in braccio.
Notai le sue rughe, qualche capello bianco. Quella donna mi aveva dedicato la sua giovinezza,e io la stavo ripagando con un divorzio.

Capii di amarla ancora, così l’ultimo giorno del fatidico “mese”, decisi di tornare a casa con un mazzo di fiori con un bigliettino con su scritto “ti prenderò in braccio tutti i giorni della mia vita”.. ma al ritorno scoprii la triste verità.

Mia moglie a casa non c’era, era in ospedale in coma… stava lottando contro il cancro, senza dirmi nulla.. e voleva che a nostro figlio rimanesse il ricordo di un padre innamorato della madre.
Lei sapeva bene cosa conta davvero in una famiglia, e non sono certo i soldi, o le auto, o le case..
Non diamo mai il giusto valore alle cose finché non lo perdiamo.”

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